Qualcosa capiterà, vedrai

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Ci sono libri che rimangono a lungo sotto la pelle. Forse per sempre.

Uno di questi è “Qualcosa capiterà, vedrai” di Christos Ikonomou. L’ho letto circa due mesi fa e ho iniziato subito a scrivere una recensione che tuttavia ho abbandonato perché mi sembrava troppo impregnata di uno spirito anti Unione Europea. Non rinnego ora tale vis polemica, ma sarebbe troppo riduttivo parlare di una splendida raccolta di racconti seguendo solo questo filone. I protagonisti sono sicuramente le vittime di una scellerata politica che ha messo in ginocchio il paese in cui ha avuto origine la nostra cultura, la nostra civiltà, insomma (mi si perdoni l’espressione ultra abusata), la culla del nostro pensiero. Ma la loro bellezza, la loro grandezza va oltre la contingenza delle vicende della loro esistenza. O forse si staglia limpida nel nostro immaginario, proprio a dispetto della miseria in cui vengono costretti a vivere.

E così, una donna abbandonata dal compagno per gli “ottocento euro novecento al massimo” del salvadanaio a forma di porcellino “comincia a mangiare lentamente, con piccoli, decisi bocconi, l’uomo che a sua volta è passato per la sua vita attraverso i suoi confini incustoditi come un soldato invasore o come un migrante braccato.”

Un padre aspetta al porto la figlia adulta per chiederle cinquanta euro, così potrà comprare anche un ovetto kinder per il figlio piccolo. Ma la donna non arriva e lui, novello Cristo dai palmi delle mani insanguinati, torna a casa all’alba del venerdì santo per trovare il bambino addormentato digiuno al tavolo della cucina.

Uomini consunti dalla vita che si raccontano le loro vite attorno al fuoco per intiepidire l’attesa notturna di gennaio fuori da un poliambulatorio pubblico.

Una donna morta d’infarto mentre il personale dell’ospedale discuteva con il passante che l’aveva soccorsa per strada imponendogli di pagarne le cure.

Un uomo che di notte parla alla sua compagna per farla addormentare o per tenerla sveglia. Un incendio ha bruciato il loro futuro.

 

Sono molte queste figure dolenti, raccontate con un linguaggio scarno, essenziale, come è divenuta la loro vita dopo il tramonto delle speranze. Lasciano sgomento il lettore, che teme di trovarvi un presagio di vita futura.

Ma forse non tutto è perduto. No, se un uomo che ha perso il lavoro, uno come tanti, lotta con tutte le sue forze per liberare dal cappio una bitta su cui una donna ha dipinto l’immagine di un bambino.

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