“Gli anni”

“Gli anni” è il titolo di un romanzo che ho terminato da poco di leggere. L’autrice è Annie Ernaux ed è pubblicato da “L’orma”.

Il tema mi ha affascinata immediatamente, forse perché mi sto avvicinando ai 50 anni. O, più semplicemente, perché la memoria e tutto ciò che ha a che fare con essa sono argomenti che mi sono cari da sempre.

“Tutte le immagini scompariranno.” Il libro inizia così. Poi ci sono le immagini. Una serie di fotogrammi, con gli attori bloccati come in un gioco di bambini. Che ora non scompariranno più, perché sono passati dalla memoria dell’autrice a quella di ogni lettore, sistemandosi accanto a immagini simili, o in nuovi contenitori. E poi ancora, le frasi, pronunciate, ascoltate migliaia di volte, Che scompariranno in queste combinazioni, ma ricompariranno in altre, in un eterno ritorno di luoghi non sempre comuni.

“Tutto si cancellerà in un secondo. Il dizionario costruito termine dopo termine dalla culla all’ultimo giaciglio si estinguerà. Sarà il silenzio, e nessuna parola per dirlo. Dalla bocca aperta non uscirà nulla. Né io né me. La lingua continuerà a mettere il mondo in parole. Nelle conversazioni attorno a una tavolata saremo soltanto un nome, sempre più senza volto, finché scompariremo nella massa anonima di una generazione lontana.”

Horror vacui? Forse. E forse proprio per questo io preferisco pensare che in questa massa anonima di generazioni ogni uomo e ogni donna abbia lasciato almeno una piccola traccia, inconsapevole anche per chi la rinviene, ma non per questo trascurabile. Probabilmente è una misera consolazione, davanti allo sgomento che si prova davanti all’assenza di risposte razionali alla domanda “E dopo tutta questa fatica?!”, ma tant’è…

 

Divagazioni… Ma torniamo al romanzo. La sua peculiarità risiede presumibilmente nel passaggio continuo tra memoria collettiva e memoria individuale.

Nella memoria collettiva ci si sente parte di questo fluire della storia, anche in periodi non vissuti in prima persona. Se consideriamo il tempo come un fiume, l’essere a bordo di questa enorme chiatta che ci trasporta verso una foce di cui non conosciamo nulla può essere straniante. Ma riconoscere nel racconto di chi c’era tratti familiari, momenti vissuti o ascoltati in narrazioni personali o epocali può dare un senso a quel viaggio, o a una parte di esso. Un braccio che si alza nella massa anonima dei viaggiatori per cambiare la rotta o le condizioni del viaggio dà una percezione diversa al viaggio stesso. Nel sollievo per il mutamento, nel rimpianto per il passato o nella disillusione dell’aver constatato la vacuità del mutamento.

La memoria individuale è impersonale. Alcune fotografie, e le sensazioni suscitate da esse. Come fosse un’altra persona ad aver vissuto. Una persona di cui si conoscono tutti i pensieri, ma che è altro da sé. Una modalità affascinante per raccontarsi. Come se quest’alterità garantisse un’effettiva immersione nel flusso della storia, al riparo dai personalismi. Che tuttavia ci sono e, talvolta, colpiscono al cuore il lettore che vede diventare labile il confine tra sé, la persona raccontata e gli anni che scorrono.

 

Amo questo libro. Un amore nato mentre lo leggevo, che continua ora, mentre ne scrivo, e che continuerà, nel progredire degli anni che vanno e andranno a costituire tutto ciò che “si cancellerà in un secondo”.

Un piccolo appunto. L’ultima parte non mi è sembrata all’altezza dell’opera nel suo complesso. Probabilmente perché collettivamente sono anni individualisti (ossimoro intenzionale!) e perché la memoria personale non se ne è ancora sufficientemente allontanata. Ma è un appunto proprio piccolo, per un’opera che, a tratti, ha del grandioso.

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