La fotografia

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L’amore per la fotografia è nato circa vent’anni fa. Ma non è stato costante, ci sono stati lunghi anni in cui non ho scattato neppure una foto. Svariati motivi, o forse uno solo, ma, dal momento che è storia passata, è inutile parlarne. Ho ripreso otto anni fa, poco prima di incontrare Gianluca. Ed è stato proprio grazie a questa passione comune che l’ho conosciuto. Abbiamo avuto insieme un periodo di intensa attività, tanto che era impensabile uscire di casa senza macchina fotografica! Poi la nascita di Niccolò e soprattutto un trasloco inizialmente mal digerito hanno causato un altro rallentamento. Due anni fa il sacro (???) fuoco si è riacceso. Un colpo di fulmine per il full frame, per le ottiche fisse e le grandi aperture, ed eccomi trasformata, nelle nostre gite, in una portatrice dell’inverosimile (quattro obiettivi non sono esattamente tascabili…), pronta a scattare nelle condizioni più estreme, quali, per esempio, un bimbo scocciato che vuole essere preso in braccio mentre tu stai vedendo la scena del secolo o il solito bimbo che vuole la tua macchina fotografica proprio quando gli ultimi raggi del sole illuminano un paesaggio mozzafiato. Però sono “fatiche” che affronto volentieri. Amo fotografare Niccolò in ogni occasione, soprattutto quando non si sente osservato, anche perché se gli chiedo di mettersi in qualcosa che assomigli vagamente a una posa si produce nelle smorfie più orride o si allontana infastidito. Cos’altro mi piace fotografare? Gli altri bambini, le persone in generale, o piccoli particolari apparentemente insignificanti, come foglie secche o sassolini, forse perduti da un Pollicino ormai divenuto adulto.

 

Una volta mi dicevo che se avessi scoperto prima questa passione avrebbe potuto divenire il MIO lavoro. In realtà, ora non so se sia davvero così. Per prima cosa perché io amo il mio (vero) lavoro. Poi perché non so quanto avrei accettato di arrabattarmi tra un matrimonio e un engagement (ultima, triste moda per molti professionisti), anche se fotografare il matrimonio di mio cognato è stata un’esperienza entusiasmante che mi piacerebbe ripetere. Non so se avrei avuto la costanza per provare, riprovare, rimettermi in gioco a ogni porta chiusa, con la paura di aver sbagliato tutto. Però avrei sicuramente amato studiare fotografia, mettermi alla prova, confrontarmi con altre persone e viaggiare. Mi sarebbe piaciuto essere una reporter, avrei voluto raccontare le storie delle persone con i miei scatti.

 

Sono comunque felice di questa passione. Paradossalmente anche quando apro i file delle mie foto e rimango delusa perché credevo di aver fermato chissà quale momento, che si rivela invece di una banalità disarmante, o perché non sono a fuoco le immagini su cui contavo maggiormente. Ho comunque “guardato”, qualcosa di non ordinario ha colpito la mia attenzione e ha generato il bisogno di fermarlo. E, altrettanto paradossalmente, a volte sono contenta di aver lasciato la macchina a casa, anche quando mi morderei le dita perché davanti ai miei occhi c’è una scena che non si ripeterà più: posso guardarla senza l’ansia di fermarla in un modo il più possibile vicino alla perfezione fotografica.

 

Un’ultima considerazione, generata dal fatto che condivido questa passione (sto usando quest’espressione per la terza volta, ma non mi industrio a cercare sinonimi, perché questo è: una passione) con Gianluca, il mio compagno di vita. È una grande risorsa per il nostro rapporto, per la nostra famiglia, un serbatoio di ulteriore complicità. Anche se a volte ci mancano le uscite a due, in cui dovevamo tenere conto solo delle nostre esigenze e non di quelle di un bambino che giustamente protesta se deve aspettare un adulto che si è bloccato in mezzo alla strada a cambiare l’ottica. Tuttavia si riesce a mediare, ed è bello riuscire, a volte, a coinvolgere Niccolò, che per il suo quarto compleanno ha voluto una macchina fotografica, che ora maneggia con grande perizia!

Le pagine che raccolgono gli scatti che forse ci rappresentano di più, fino alla scorsa primavera (per ora).

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