A volte ritornano

Ho deciso di riprendere in mano questo blog. Inizialmente avevo pensato di crearne un altro, incentrato più che altro sulla fotografia, passione che ho ripreso a coltivare. Ma mi sono resa conto che era un po’ riduttivo, dal momento che non sono una professionista e che non posso dedicare a essa il mio tempo con costanza, e perché mi piacerebbe scrivere anche di altro, dei libri che leggo, riflessioni su argomenti che mi colpiscono e che cerco di approfondire, del mio lavoro… E di Niccolò! Quindi, sì, non posso che rimanere in questo, con il suo nome che non c’entra nulla con la fotografia, i libri, i pensieri di un’insegnante in crisi, ma ha la sua ragione di essere proprio in questa maternità, tardiva secondo i canoni biologici, che invece ha immesso nuova linfa nella vita di una (allora) quarantatreenne inquieta e continua ad alimentare il desiderio di conoscere, di non fermarsi alla superficie e soprattutto di cercare di migliorare.

 

Rileggere i vecchi post mi fa sorridere con tenerezza. Mi affacciavo allora su una genitorialità “diversa”, iniziavo a leggere i primi libri che sono stati compagni fedeli per molto tempo. E lo sono ancora, poiché ci saranno sempre nuove sfide lanciate contro le mie convinzioni nella crescita del mio meraviglioso bambino e poiché continuo a non volere un’adesione acritica a un modello di genitore che in realtà non fa per noi. Però c’è si è fatto di nuovo sentire con forza il bisogno di altre letture, di quei libri che sono stati sempre fedeli compagni di viaggio, con le loro storie che mi fanno vivere vite che non potrei vivere altrimenti. Un bisogno prepotente che si alimenta nella sua soddisfazione e spalanca gli occhi su spazi sempre più vasti dell’essere umani e vivi.

 

A volte (anche spesso) mi ritrovo a pensare che vorrei più tempo per coltivare le mie passioni, dal momento che dividere il poco porta a non approfondire nulla e penso a quando Niccolò sarà grande e io potrò di nuovo fare molto più spesso di ora ciò che voglio. In fondo, però, non è un pensiero così allettante… Certo, arriverà anche quel tempo, ma so già quanto mi mancheranno i suoi “giochiamo?!” e le sue manine che tempestano la tastiera se lo prendo in braccio mentre cerco di finire un lavoro al computer. Quindi mi godo voluttuosamente momenti come questo: il silenzio della casa addormentata interrotto dal lieve ticchettio sui tasti o come ieri, quando invece di sfruttare l’ora scarsa tra la mia e la sua uscita da scuola per pulire, riordinare, ecc., sono salita al castello e, con una piadina alla nutella e un caffè, mi sono immersa per una lunghissima mezz’ora in Conversazione in Sicilia di Vittorini.

 

Questa mattina, nel “mio” tempo, mi sono pure dedicata alla fotografia e concludo quindi questo post di riapertura con un’immagine recente di Niccolò, l’incanto della mattina della vita.

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